CE: vicina l'eliminazione dei visti per Bosnia e Albania
Alketa Alibali
03.09.2010
Si è tenuta ieri la riunione del Comitato per le Questioni Interne (LIBE) durante la quale sono stati presentati i risultati dell'ultima missione di raccolta dei dati relativi al raggiungimento delle condizioni per la liberalizzazione dei visti per A ...
Gul in Bosnia: accolto da Sarajevo ma assenti politici RS
Srebrenka Despotovic
Ha avuto inizio oggi la due giorni in Bosnia Erzegovina del Presidente della Turchia, Abdullah Gul, durante la quale avrà una serie di colloqui con i rappresentanti della Presidenza presso la residenza "Konak" a Sara...

Botsan-Kharcenko: cooperazione e concorrenza per il dialogo in Bosnia
Michele Altamura
Elemento base dell'evoluzione della Bosnia Erzegovina è la chiusura dell'OHR con l'eliminazione dei poteri di Bonn. In questo, il ruolo più importante per gestire tale situazione lo ha sicuramente l'UE, collaborando ins...
Intelligence
Lotta alla corruzione e integrazione europea. Queste le armi della nuova strategia di Bruxelles che porta la firma del club di Londra, che ha nella Baronessa Catherine Ashton il massimo esponente. Un disegno politico si intreccia con quello economico, ma entrambi hanno come obiettivo finale quello di stabilire il controllo dei territori e delle risorse al di sopra dei governi nazionali e delle stesse strutture europee, mediante poteri trasversali ed orizzontali basati sul concetto della regionalizzazione. Uno schema questo, illustrato a più riprese dall'Osservatorio Italiano, che oggi trova conferma in comunicati ufficiali e comportamenti concludenti, che hanno superato le indiscrezioni giornalistiche.
Politica
Dopo  l'arresto dei leader della comunità wahabita e l'attentato di Bugojno nel cuore della Federazione BiH,  il recente rapporto dello State Department in merito alla situazione della sicurezza in BIH  e alla collaborazione con le comunità internazionali nella lotta al terrorismo,  accusa indirettamente la RS.  Secondo alcuni esperti della sicurezza e molti politici,  dietro i rapporto dello State Department vi è l'opera dell'ex Alto Rappresentante Raffi Gregorian e l'ambasciatore americano Charles English. All'interno del rapporto viene sottolineato come  la Bosnia sia il luogo adatto per generare attacchi terroristici verso l'Europa, perchè è uno Stato decentralizzato. “Le azioni dei funzionari della della RS sono rivolti a minare le istituzioni nazionali, rallentando così tutti gli sforzi per un miglioramento delle capacità operative nella BIH per la lotta contro il terrorismo e il suo finanziamento - precisa il rapporto, continuando - la BIH è rimasta debole, lo stato decentralizzato frena la comunicazione tra le agenzie di sicurezza, che competono a vicenda per avere i poteri. Tutti i fattori presi in considerazione, hanno rilevato che la BIH è diventata un buon terreno per le operazioni terroristiche in UE”.  
Politica
Raffi Gregorian, ormai "ex" Vice Alto Rappresentante dell'OHR, è stato uno dei diplomatici che ha portato più scompiglio in Bosnia, ora ha finito il suo mandato di supervisione nel distretto di Brcko. In linea con la politica internazionale a cui siamo ormai abituati, però, ci si aspetta che venga presto riciclato in un altro ruolo di responsabilità in Bosnia: non ha intenzione di andarsene, non solo perché ha sposato una donna del posto, ma perché è innamorato pazzo della Bosnia Erzegovina. La sua politica, creata su misura su quella dell'amministrazione  interessi americani, ha puntato sulla creazione di una politica  di influenza da parte delle compagnie statunitensi, soprattutto nel caso della Elektroprivreda, presa di mira dalle aziende affamate di nuove risorse.
Politica
Con un parere ambiguo e attratto rivenduto alla stampa lobbistica come una sentenza,  la Corte di Giustizia dell'Aja conferma  ancora una volta di essere un tribunale creato con uno scopo ben preciso,  ossia quello di essere un organo consultivo da  politicizzare al momento opportuno. Dopo il Kosovo, una nuova discussione nasce intorno alla questione della Bosnia, visto che sia l'Unione Europea, sia l'Inghilterra sembra avere dei piani in riserbo per lei. Un possibile 'nuovo alleato della Srpska' potrebbe essere Israele, in quanto essa potrebbe incastonarsi alla perfezione nella nuova strategia israeliana nei Balcani, volta a sottrarre terreno alla sfera di influenza della Turchia, nonchè a creare un nuovo percorso delle risorse energetiche e così un nuovo tavolo di discussione tra gli Stati in cui affari e politica si confondono.
Politica
Dopo la cena organizzata con Paddy Ashdown, il Ministro degli Esteri britannico William Hague, durante la quale sembra sia stato pianificato l'ennesimo piano per creare un inviato speciale UE nei Balcani, la Baronessa Ashton ha deciso di organizzarsi meglio. Un'altra cena, con i soliti piani vuoti della diplomazia britannica, è protagonista delle speculazioni del Daily Telegraph che riporta le dichiarazioni ufficiose di Catherine Ashton. Come allora, in maniera più rigida, la Ashton propone il mandato “di un potente rappresentante UE per la Bosnia entro il prossimo autunno”. Scopo del piano segreto - che ancora una volta è racchiuso nelle mani dello stesso Ashdown e del Ministro Hague - sono le riforme urgenti alla costituzione e la soluzione dei problemi legati al Premier della RS, Milorad Dodik. Con questo si cerca di attuare un controllo totale sulla BiH per lottare contro i cosiddetti “hardliner”, ossia i più pericolosi ostacoli alle riforme. La sua proposta è che il nuovo ufficio diplomatico della UE sarà direttamente sottoposto all'ingerenza del Consiglio dei Ministri UE, con la facoltà di vietare viaggi e congelare finanziamenti per tutti coloro che “ostacolano” le riforme. Nei circoli diplomatici UE viene confermato che le “nuove misure” proposte da parte della Ashton possono essere dirette contro qualsiasi politico che ostacoli le riforme, incluso il Premier di RS.
Intelligence
Con l'avvicinarsi delle elezioni di ottobre, la polarizzazione politica tra le entità della Bosnia Erzegovina sta prendendo le forme di scontri verbali, dovuti a una totale assenza di diplomazia e mediazione nel linguaggio e nei comportamenti, ma anche scontri che rischiano di essere più pericolosi, in quanto coinvolgono gruppi wahabiti. Alcuni politici, già attivi negli anni '90 e membri della Presidenza bosniaca come Haris Silajdzic, Zeljko Komsic e il Ministro degli esteri BiH, Sven Alkalaj, si sono posti come portavoce di una politica basata sul fondamentalismo islamico e sulla propaganda della sharia, avvicinandosi a coloro che da anni, ma soltanto di recente in maniera aperta, si dichiarano membri della comunità wahabita di Bosnia. La politica di Sarajevo dimostra mancanze di ogni tipo, in primis nella volontà di risolvere alcuni problemi basilari che isolano economicamente la Bosnia e scoraggiano gli investimenti esteri. Le loro apparizioni pubbliche coincidono spesso con scandali che, secondo i loro detrattori, potrebbero essere studiati ad arte per presentare l'immagine di una Federazione in crisi che necessita l'intervento della comunità internazionale e delle truppe NATO.  
Politica
Non è passato molto tempo da quando  la Turchia ha risposto alle autorità di Bruxelles, affermando di “essere stanca di aspettare l'adesione all'UE”. In modo molto simile il Ministro degli esteri BIH, Sven Alkalaj, dichiara al Croazia Summit 2010 di Dubrovnik  che per la Bosnia è stata  “temporaneamente fermata la richiesta di  adesione all'UE”, a dispetto delle belle parole ripetute a cantilena sulla prospettiva euroatlantica di Paesi balcanici. Nessuno può nascondere ormai che i politici europei non desiderano più l'allargamento europeo, sia per propri problemi economici, sia per una politica estera  in evoluzione ed ormai ben diversa da quella di 30 anni fa. La promessa europea sembra più  un ricatto con cui la comunità internazionale è andata avanti come una sorta di rendita,  ma ultimamente   sta aprendo gli occhi ai sognatori europei, che hanno dinanzi a sé una realtà  ben diversa rispetto a quella promessa tanti anni fa.
Politica
La visita del Premier turco Recep Tayyip Erdogan nei Balcani è la conferma che la Turchia sta sviluppando nuovi rapporti a livello globale , come Paese che rappresenta sempre più un crocevia verso il Medio Oriente e la cui politica non si basa solo sull'alleanza euroatlantica. Diventata una “base militare” sotto il ricatto degli Stati Uniti, negli ultimi anni viene tenuta sotto scacco da Bruxelles e  ora sta cercando nuove alleanze per rafforzare sempre di più la sua posizione geopolitica. Nei Balcani mostra così  un ruolo di mediatore,  tentando di correggere gli errori commessi nel passato, soprattutto nei confronti della Serbia, per il suo coinvolgimento nel  traffico di armi per l'esercito bosniaco, nonché per il supporto alla parte musulmana attraverso  gli aiuti delle varie organizzazioni oscure.  Per fare questo, ha intrapreso la politica della riconciliazione - vedi vertice di Istanbul - cercando poi lanciare una immagine di politico che ha la forza di sviluppare più stretti legami bilaterali.
Intelligence
Dopo l'esplosione nei pressi della stazione di polizia a Bugojno, in cui è rimasta uccisa una persona e sei sono state ferite, è stato lanciato un allarme di paura per i possibili nuovi attacchi che potrebbero divampare in  qualsiasi altro luogo della BIH,  tenendo presente che la comunità islamica si sta risvegliando pian piano con le sue attività definite “terroristiche”. Sotto ogni punto di vista, l'esplosione a Bugojno non è stato  altro che un puro attacco terroristico con il fine di provocare vittime e paura tra la popolazione nella BIH, dimostrando inoltre fin dove può spingersi l'incapacità  e l' indifferenza degli ufficiali del Ministero della sicurezza, dell'Agenzia per la sicurezza OBA e la Procura della BIH che da anni negano l'evidente esistenza di vari gruppi terroristi sul territorio della Bosnia.
Cultura
Potreste rischiarare di cadere in un vero e proprio labirinto paradossale balcanico nel cercare di capire quale possa essere il popolo più antico dei Balcani. Ognuno di loro vorrebbe avere il primato, presentando a conferma della propria tesi trattati e manoscritti. Il rischio è sempre quello di fare delle proprie origini storiche una sorta di ideologia che vada a giustificare il predominio di una nazione sulle altre. Questa rappresenta una premessa d'obbligo, prima di andare a toccare un tema altrettanto delicato, che si ripropone in occasione del centenario della scoperta di Vinca, dove il Danubio bacia la fiume Sava. Qui sono stati ritrovati reperti archeologici datati di oltre 8.000 anni , a testimonianza dell'esistenza di insediamenti umani nel luogo in cui oggi sorge la città di Belgrado. Una ventina dei chilometri lontano da Belgrado si estende un terreno  di circa 11.7 ettari in cui si trovano i resti delle più importanti culture in Europa del periodo neolitico, datate tra il  5200 e 4200 a.C.  Le mura dell'antica città, in alcuni punti sono alte fino a 10.5 metri, confermano come in quei luoghi si sia perpetrata una civiltà, lungo questi secoli. “Circa 7000 anni a.C.fa, la penisola Balcanica ha assunto la forma che conosciamo oggi -  racconta il professore della Università di Belgrado ed esperto della civiltà di, Vinca, Nenad Tasic - popolata da un popolo che si estendeva sul territorio di Serbia, Romania, Bulgaria, BiH, Macedonia e Ungheria, mentre aveva dei rapporti anche con altre culture lontane.